Esplorando il collettore

Come ogni domenica negli ultimi due mesi ci accingiamo ad avanzare con le esplorazioni nell’Abisso del Partigiano.

Partiamo in sei, siamo Omar, Flavia, Alex, Bizio, Fulvio ed io. L’obbiettivo quest’oggi è continuare a percorrere la galleria-meandro su cui ci siamo arrestati l’altra volta. Ci siamo portati a seguito un pò di corde da taglio, per armare i piccoli traversi sulle marmitte, che la volta scorsa abbiamo passato con qualche difficoltà (a rischio bagno) in arrampicata. Viste le previsioni meteo decidiamo di uscire prima del solito, sono previsti probabili piovaschi verso sera, e con certi passaggi che bisogna affrontare lungo il percorso non c’è da scherzare con una piena.

Arrivati nel meandrone, cominciamo ad attrezzare i traversi, anche se i segni lasciati dall’acqua sulle pareti ci consiglierebbero di armare tutto a tre metri d’altezza, ma partirebbero centinaio di metri di corda. Arriviamo velocemente al limite esplorativo precedente, scendiamo il saltino e ci fermiamo subito dopo per una pausa caffè, oggi con Bizio siamo forniti di tutti i confort (brodo? caffè? thè?).

Euforici ripartiamo veloci lungo il percorso, questa parte sembra infinita, un meandro enorme e lunghissimo, e pensare che ci manca ancora da vedere il suo a-monte, chissà quanto sviluppo ci regalerà a rilievo ultimato. L’esplorazione procede scorrevole e veloce, solo qualche corda da posizionare nei punti nevralgici per facilitare la discesa. Per il resto del tragitto si cammina sul fondo, arrampicando ai lati per evitare le marmitte più profonde. Ci alterniamo alla testa del gruppo, va Omar, si ferma su un salto, armo io, continuo a percorrere il meandro, armo il salto successivo, ora parte Flavia, noi seguiamo veloci, in alto il meandro si fa larghissimo, verrebbe voglia di andare a vedere lassù, ma per questa volta seguiamo l’acqua. Ad un certo punto sentiamo Flavia: “Vedo nero!”, come razzi corriamo per gallerie che scendono, ad un certo punto cominciano a risalire, sembra come un arrivo ma l’aria pare venire tutta di qua, continuiamo a salire fino ad una frana colossale che ci sbarra il passaggio e che soffia vento fuori dai macigni sopra le nostre teste. Proviamo a infilarci in qualche passaggio ma vista l’ora decidiamo di lasciare questo lavoro delicato per la prossima volta, non sarebbe certo il caso di restare incastrati in mezzo ad una frana qua sotto con le previsioni meteo dei prossimi giorni. Torniamo indietro e ci riuniamo a metà delle gallerie con Bizio, Alex e Fulvio. Dalle loro facce infangate possiamo leggere la felicità e l’emozione di una così bella scoperta, le stesse espressioni stampate sui nostri volti. Ci fermiamo un’ultima volta per uno spuntino, ci guardiamo attorno, discutiamo, ognuno di noi ha notato qualcosa che abbiamo tralasciato durante la discesa, bocche di cunicoli che occhieggiano sulla galleria principale, un meandro che continua a scendere proprio dove l’acqua si perde nelle ghiaie della galleria, camini da risalire. Speriamo fiduciosi che uno di questi punti celi un by-pass della frana, o una continuazione verso il basso. Lasceremo il lavoro di stuzzicare la frana come ultima risorsa vista la pericolosità dell’ambiente.

Risalendo troviamo un posto adeguato ad abbandonare il materiale avanzato, che speriamo ci serva nelle prossime uscite, poi comincia la lenta ritirata. Lungo il percorso recuperiamo anche i tiri di linea elettrica che non serviranno più, qualche materiale da scavo, mazza e punta, e i sacchi si appesantiscono, si gonfiano, faticano così a passare nei punti caldi del “meandro del trombino perduto”, che seppur allargato, con il sacco pesante diventa fastidioso. Bisogna obbligatoriamente darsi una mano a vicenda, per non sfiancarsi inutilmente. In definitiva ci mettiamo quattro ore per uscire, arrivando così all’esterno alla solita ora. L’abbiamo sì presa con calma, ma i tempi dal fondo alla superficie con un buon passo saranno ormai tra le due ore e mezza e le tre ore, comincia a diventare lunga ed impegnativa.

Una volta usciti via a festeggiare con una buona cena e tanto vino. Non ci rendiamo ancora conto della grandezza della nuova scoperta, che oramai supererà abbondantemente il chilometro di sviluppo, e cela ancora tantissimi punti interrogativi lasciati durante il percorso, tra risalite e cunicoli, per non parlare dell’a-monte del meandro. Tanto lavoro per i prossimi mesi. Speriamo la prossima volta di riuscire a stendere ancora un pezzo del rilievo per capire le direzioni, curiosi ora di conoscere la quota delle gallerie, visto che anche in Gabomba si trovano gallerie di quelle dimensioni, sapendo le due quote esatte, se coincidenti, protremmo spingerci ad ipotizzare un ex-reticolo freatico a 450m s.l.m. circa, e questo ci aiuterebbe anche nella ricerca di continuazioni in tutte le grotte della zona in esame. Aspettiamo, sperando fiduciosi, che questo non sia solo che l’inizio di una nuova stagione di esplorazioni.

  • #1 scritto da Paolo
    circa 7 anni fa

    Se continuate così va a finire che la prossima volta vengo anch’io!!

    Evvai !!!

    :-)))

Nessun trackback