Gli scavi recenti del GSSG

La storia dei recenti scavi sul fondo dell’Abisso Plutone effettuati dal GSSG


gli Scavi del GSSG

Speleologia, una parola dai mille significati. Speleologia, un’attività che ogni speleo interpreta a modo suo ma che alla fine, forse, per tutti, può essere riassunta in un solo concetto: la ricerca del nuovo, la scoperta dell’ignoto.
E scoprire nuove grotte è sempre un’emozione, sia che si tratti di un piccolo pozzetto di pochi metri o di un abisso infinito.
Ma il territorio carsico alle spalle di Trieste è sempre più avaro nel regalare nuove finestre verso il mondo sotterraneo, e sempre più spesso aprire una nuova cavità all’uomo significa dover versare lacrime di sudore per allargare passaggi altrimenti intransitabili.
Ecco perché oggi, più che un tempo, non si disdegna di rivedere con occhio attento cavità già note ma non più in fase di esplorazione, grotte con punti dai quali era possibile sentir uscire notevoli correnti d’aria ma che era impossibile raggiungere o adattare alle umane misure per l’assoluta mancanza di mezzi di progressione adatti.

E così è stato anche per l’Abisso Plutone, una grotta conosciutissima, tra le più rappresentative del Carso triestino e per questo meta obbligata di tutti gli speleo locali; uno dei pochi abissi che può offrire un pozzo d’accesso di quelle dimensioni (115 metri), ma che nonostante ciò resta relativamente “facile” per la progressione ipogea vista la praticamente perfetta verticale del pozzo, e semplice da raggiungere, a due passi dalla strada che da Basovizza porta a Gropada.
Nel settembre 2006, perciò, alcuni soci del San Giusto decidono di fare un giretto in questa grotta, con l’idea di dare comunque un’occhiata attorno: non si sa mai!

Detto, fatto!!

Già durante la prima uscita, infatti, scendendo la china detritica allora ingombra di rottami e immondizie, nelle immediate vicinanze di quella che viene chiamata la “Sala del Trono” (di Plutone), a ridosso della parete e fra questa e una colata calcitica, un indizio, un pertugio, una stretta e impraticabile fessura (siamo comunque a circa –160), stuzzica i nostri “scavatori”.

La china continua verso il basso fino ad arrivare a circa -200, e trovare una continuazione della galleria inclinata fra quelle migliaia di metri cubi di pietre è impossibile: chissà, perciò, che questa fessura non sia un bypass, una circonvallazione che evitando la frana possa portare a nuovi ambienti, a nuove scoperte!

Ed è favoleggiando su questa possibilità che per oltre due mesi, in maniera non assidua e con un’uscita che ha visto anche un pernottamento in grotta, i nostri speleo hanno affondato gli scalpelli nella roccia.
Sono stati, per il momento, strappati alla pietra circa 14 metri di profondità, che si sviluppano tutti fra la parete della galleria e la calcite; 14 metri di fessura di circa 15 – 20 centimetri tutti allargati artificialmente fino a permettere il passaggio dei baschetti; 14 metri che non hanno regalato nulla a quanti si sono dati il cambio in quel cunicolo, ma una decina di metri che ancora non hanno chiuso definitivamente la porta in faccia agli speleo.

Ora la grotta è completamente ripulita, non bisogna più dribblare carcasse di auto o elettrodomestici e Stefano, Tiziana, Omar, Ilario, Davide, Walter, Marina e Edo non hanno intenzione di mollare: lo scavo è sempre là, e a breve rivedrà la luce delle loro carburo.

Buoni scavi!!

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