Abisso Plutone – Conferenza pulizia – 20.07.2007

La conferenza stampa congiunta Comune – GSSG sull’operazione di pulizia dell’Abisso Plutone e l’esposizione dei risultati raggiunti.

Oltre 16 giorni di intenso lavoro per i 186 volontari del gruppo speleologico San Giusto

Plutone, la grotta è stata ripulita

Ripescati 32 metri cubi di rifiuti tra cui tre auto, rubate dopo il recupero

Una quindicina di moto, motorini di ogni tipo ed epoca, carcasse di automobili quali una Cinquecento, una Seicento ed una Lancia Thema. E ancora gomme di auto, giocattoli, calze da donna, batterie, materassi, elettrodomestici vari: insomma una massa di rifiuti per 32 metri cubi sono stati ripescati, con un lavoro difficile di discesa e di asporto, dal fondo dell’abisso Plutone, una cavità carsica ad andamento prevalentemente verticale che si snoda nelle viscere della terra per una profondità di 190 metri ed un primo pozzo a livello 115.
A svolgere la meritoria opera il gruppo speleologico San Giusto che, lavorando per 16 giornate, 1400 ore di discesa e l’impegno di 183 speleologi, all’inizio delle operazioni di pulizia aveva rinvenuto anche dei resti umani di più individui, forse suicidi o morti per involontaria caduta, come abbiamo già scritto precedentemente.
Attualmente l’ingresso della cavità, tristemente nota anche per il rinvenimento nel 1945 di 21 infoibati, è posto sotto sequestro della magistratura che sta appurando la natura e l’epoca dei decessi, forse anche risalenti al Primo Dopoguerra. La conclusione dell’opera della Società speleologica è stata illustrata ieri in una conferenza stampa dall’assessore comunale con delega al verde pubblico, Franco Bandelli che ha sottolineato come la bellezza del sito sia stata rovinata per l’uso di comoda discarica che se ne è fatto, vista la sua propizia posizione sulla strada che collega Basovizza a Gropada: «II lavoro degli speleologi – ha sottolineato – che hanno riportato alla luce una quantità enorme di materiali a forza di braccia, ha ridato dignità al sito. Continueremo l’opera per la valorizzazione del nostro mondo sotterraneo a settembre creando una Conferenza dei servizi del mondo della speleologia per rendere accessibile a tutti anche la Grotta Impossibile».
Dal canto suo il presidente della San Giusto, Furio Premiani ha evidenziato le difficoltà dell’impresa anche perché il pozzo ha in più parti strozzature e speroni di roccia: «Per recuperare le tre vetture – ha rilevato – abbiamo dovuto tagliarle a pezzi ed ingegnarci con tecniche speciali speleologiche per farle risalire grazie ad una piccola teleferica». Ha anche sottolineato come, vista la grande profondità dell’abisso, i materiali di scarico avrebbero potuto inquinare le sottostanti falde acquifere.
Testimone commosso dell’opera Antonio Toffetti, che nel 1945 aveva 11 anni quando aveva assistito al recupero della salma del padre Domenico che era stato infoibato nell’abisso. L’uomo, presente con il genero speleologo e il nipotino ha detto che quella era la prima volta che aveva avuto il coraggio di ritornare in quel tragico posto.
La cavità che è meta costante delle esplorazioni degli speleologi di tutta la regione, la prima discesa risale allontano 1894, dopo i lontani rinvenimenti umani di sessantenni fa, non era più stata ripulita. Così gli speleologi stufi di condividere le loro visite con ogni sorta di rifiuti volontariamente si sono cimentati nella difficile impresa, che Premiani vorrebbe riproporre per le altre 100 foibe del nostro territorio in analoga situazione, a cominciare dalla zona di Duino Aurisina.
A rovinare in parte l’effetto della meritoria azione i furti di una vecchia moto Morini e di pezzi delle tre auto appena ripescate, trattandosi di materiali d’epoca hanno evidentemente fatto gola ai soliti ignoti.

Daria Camillucci


Nelle immagini di Lasorte, da sinistra: l’ingresso dell’abisso e i volontari del gruppo speleologico San Giusto che mostrano i «reperti» ritrovati

Da “Il Piccolo” – 20 luglio 2007

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