Pindos 2005

Per il secondo anno consecutivo si svolge la spedizione internazionale Pindos 2005, sull’omonima catena montuosa della Grecia

 

Introduzione

 

Tutto ha inizio nel 2004 con uno scambio occasionale di mail su Speleoit: “…si cercano persone per una spedizione di due settimane sulle montagne dell’Epiro, in Grecia, ci sono già alcuni speleo francesi, però occorre ancora qualcuno. Contattate il gruppo greco.….”
Mah, sarebbe bello quasi quasi, chi vuole venire in Grecia? Non c’è nessuno, niente? Va be’ pazienza, vado da sola.
Ritorno a Trieste, fine luglio 2004: “…allora come è andata, dai dai raccontaci…”…..”vi dico solo che dal punto di vista speleologico sembra di essere sul nostro Carso negli anni ’50, è tutto da fare, da esplorare, da scendere, è incredibile, solo che è molto più vasto! I paesini sono stati minimamente toccati dal turismo di massa e c’è chi ancora non ha la lavatrice, il televisore, però comunica tramite Internet. Mistero! …” Il campo poi, è stata un’esperienza unica…” (vedi Pindos 2004).
Si deve tornare assolutamente e mettersi a lavorare seriamente!
E così…

Immagine anteprima YouTube

Video presentazione della spedizione

 


Spedizione Speleologica

Scopo della spedizione

 

 

Visualizza la cartina della zona

La spedizione denominata Pindos 2005 ha come obiettivo l’esplorazione, la documentazione e lo studio delle cavità poste all’interno della catena del Pindos, Grecia continentale al confine con l’Albania. L’obiettivo più importante però è la realizzazione di un catasto grotte (schede catastali, criteri per l’accettazione di un rilievo) a livello regionale finora inesistente, quindi la raccolta e la sistemazione dei dati scientifici esistenti integrandoli con gli eventuali  aggiornamenti, in  modo da creare un database utile agli speleologi greci e non, che vorranno operare in quella zona. L’iniziativa è stata patrocinata dalla SSI ed è stata possibile grazie alla collaborazione con il Gruppo S.EL.A.S. di Atene.

La nostra meta

La nostra zona operativa, come pattuito con Manolis il nostro contatto greco, sarà l’altopiano di Stouros, esattamente di fronte a quello di Astraka, dall’altra parte
del Vikos Gorge. L’anno scorso è stato esplorato l’altopiano di Avgerinos, sopra al paese di Vradeto.

 

 

 

Diario (serio?!) della spedizione

 

8 -19 agosto 2005

Ultimi di luglio

Ci ritroviamo in sede per preparare il materiale speleologico e tecnico da portare via e metterci d’accordo sul trasporto. A fine serata il corridoio è invaso da sacchi e cianfrusaglie varie e ognuno di noi pensa: “dove starà tutta sta roba, però non si sa mai meglio abbondare, metti caso che …”
Siamo bene però, abbiamo organizzato tutto o quasi, viveri, triplo materiale da rilievo, attrezzature personali anche doppie, tutto l’occorrente per l’esplorazione, materiale alpinistico, materiale fotografico, video, GPS, ricetrasmittenti, trapani , caricabatterie, batterie, faretti, computer, cavetti, bon c’è tutto no! …chi ha preso il carburo?

8 agosto

Ritrovo alle 6.30 in Piazza Oberdan, meglio essere prudenti, il traffico, caffè, ecc.
Le macchine disponibili sono: la Twingo di Edo e Marina, la Twingo di Max e Cla (chiederemo lo sponsor alla Renault il prossimo anno!) e la mitica Panda 4×4 di Papo.
Va ben, super eccitati partiamo per questa avventura alla volta di Venezia, dove ci aspetta il traghetto che ci sbarcherà ad Igoumenitsa, primo porto greco dopo l’Albania.
Il viaggio è stato tranquillo nella nostra “mega suite” a 4 stelle vista mare, praticamente passaggio ponte, ognuno però ha trovato la sua posizione ideale…

9 agosto

Arrivo in Grecia nel primo pomeriggio, caldo secco. Ora ci attendono due ore abbondanti di viaggio in macchina e poi siamo arrivati al paese di Dilofo, dove ci attende il nostro contatto per accompagnarci al campo base, nel paese di Vradeto a 1400m. Durante il percorso mi ritornano in mente immagini e profumi dell’anno scorso, quando alla stazione dei pullman di Ioannina mi aspettava Manolis, che con un gran sorriso ma senza tanti convenevoli mi disse: “Hi, welcome in Greece. Are you a caver? Have you your technical gear and the trousse for the topography, compass,…? Ok let’s go!”. Sono quelle persone che non hai mai visto e conosciuto e  con le quali riesci a lavorare ed organizzare le cose perfettamente, in inglese, in francese, mezzo greco non importa in che lingua, ce la fai.
Finalmente entriamo nel cuore della Zagoria, la piccola regione del Pindos chiamata così per i suoi villaggi in pietra ed i caratteristici ponti, sono campioni di un’ architettura popolare tradizionale irripetibile che è sbocciata in quelle zone durante il diciottesimo e nel diciannovesimo secolo, quando quei ponticelli hanno costituito i mezzi unici di passaggio per gli abitanti, gli animali ed il commercio verso Thessalia ed il resto della Grecia. Si respira un’altra aria da queste parti, di semplicità e pace.
Ecco Manolis, grandi abbracci e presentazioni e dopo averlo tranquillizzato sul fatto che tutti hanno la propria attrezzatura e soprattutto il materiale da rilievo, via attraverso la tortuosa strada che porta a Vradeto, ultimo villaggio prima delle montagne. Preso dall’entusiasmo e dal fatto che viaggiava da solo, Papo prende le curve un po’ sovrapensiero diciamo e così dopo qualche chilometro…”eh, Papo me par che te fumi l’auto”…(eravamo costantemente in contatto con le ricetrasmittenti). Infatti non c’era più acqua nel radiatore.
Per fortuna aveva una cassetta-attrezzi super fornita e in un attimo riuscì a rimediare e a proseguire.
Cominciamo bene!

 


Il ponte di Kip

 

 


Il Vikos Gorge

 

Panorama è mozzafiato, finalmente si intravede una piccola parte del Vikos Gorge illuminata dal sole al tramonto e la scala di Vradeto,  questa scala di pietra (1,144 scale) vicino a Kapessovo (un altro villaggio più in basso) è un percorso di pietra  a forma di serpente che si arrampica su una scogliera praticamente verticale, unendo il villaggio di Vradeto al resto della civilizzazione. La strada regionale è stata fatta appena dopo il 1960 ed era in terra battuta fino a qualche decennio fa, oggi asfaltata. Finalmente arriviamo al nostro paesino ed al campo base: l’ex scuola di Vradeto, uno stanzone, una cucina e ben due bagni, un lusso per i nostri standard. Manolis ci dà una mano a scaricare i bagagli, borbottando..”ah, italian’s cavers!”. Riempiamo la casetta con tutte le nostre cianfrusaglie, poi, senza perdere tempo, carte alla mano pianifichiamo assieme al greco la nostra attività per i prossimi giorni. L’altopiano di Stouros, diventerà croce e delizia della nostra avventura in Grecia. Nonostante la stanchezza, nessuno aveva voglia di andare a dormire, eravamo elettrizzati eppure, preparati i sacchi a pelo…..notte!

 

10 agosto

Ebbene, ci siamo. Il primo giorno sarà dedicato prima di tutto a capire quanto effettivamente dista Stouros dal campo base e le condizioni di avvicinamento, strade percorribili in macchina, sterrati, sentieri, ecc., all’osservazione dell’area ed allo studio della zona dal punto di vista geologico in  modo da capire le potenzialità e la tipologia dei fenomeni ipogei che andremo ad esplorare, speriamo! Manolis non aveva potuto accompagnarci e per giunta non aveva dato molte indicazioni a anche perché solo una piccola fetta di questo altopiano è stata vista, nemmeno lui lo conosceva bene, avevamo solo le posizioni di quattro grotte già scoperte, è tutto da fare…facile eh! Decidiamo che, una volta in zona ci divideremo in due squadre autonome, entrambe con GPS, ricetrasmittenti, carta e macchina fotografica. Partiamo convinti con due automobili ed arrivati al paese di Monodendri proseguiamo, per la felicità di Papo, per una strada sterrata  fino all’attacco di un’altra stradina, che sulla carta era segnata percorribile!? Non ci vuole tanto a capire che solo una delle due vetture andrà forse avanti: il 4×4!
Il nostro contatto non ci ha detto fino dove proseguire, dove fermarci, così decidiamo di percorrere in macchina fin dove possibile. Andiamo in due con gli zaini nella Panda e gli altri intanto iniziano a camminare, dopo torneremo a prenderli. Passate le prime curve si apre davanti a noi un panorama incredibile, non sappiamo se esultare o mettersi a piangere! Chilometri di pinnacoli di pietra e massi giganti intervallati da piccoli canyon e doline, l’altopiano era enorme, senza riferimenti, sembrava tutto uguale, si saliva ma poi si scendeva, non c’era mai una fine…ma dove ci fermiamo…da dove iniziamo…ci occorrerà una vita qua…ce la faremo?
…eh…


…verso Stouros…

Guardiamo la carta e GPS e decidiamo di fermarci vicino, in linea d’aria, alle due grotte più alte, già segnalate. Scendiamo dalla macchina e ci guardiamo attorno, non c’è nessuno, in lontananza si sentono dei campanacci…mucche! Non siamo soli allora. I primi minuti sono stati molto esplicativi ed intelligenti: …”ma dove semo capitai, par el deserto dei tartari, te ga voia a trovar busi qua”. Passato il momento di panico è fuoriuscito l’entusiasmo..” però xe bellissimo, ara che roba, non go mai visto niente de simile…”. Coraggio mettiamoci al lavoro, che tempo strano, nuvoloso, anche freddino, in Grecia, mmh però siamo a 1500m, inizia anche un po’ di nebbia, ma no dai, non qui. Invece, eccola. Decidiamo comunque di iniziare un minimo di perlustrazione, ci dividiamo dopo aver fatto comunque il punto GPS della macchina, già è tutto uguale con la nebbia poi, il primo giorno! Nonostante le condizioni sfavorevoli, ci inoltriamo nella jungla di pietra, tra pilastri e mattonelle di roccia impilate una sull’altra, non si capisce decisamente niente, il caos di strutture allineate da risultare complicate. Abituati al nostro Carso, dolina uguale grotta, qui non è proprio così, ed infatti dove non guarderesti mai….. Fermi tutti, abbiamo trovato qualcosa, solito sassolino…vai ….vai…vai …yuhuu! Osservando bene, il buco si apre vicino ad un albero, osservando meglio è condizionato da una faglia, dunque un indizio potrebbero essere gli alberi, non essendoci possibilità d’acqua in superficie, crescono dove si mantiene l’umidità. Risulterà vero solo in parte. La faglia è stata solo una fortuna vederla in queste condizioni morfologiche. Anche Edo e Papo hanno trovato qualcosa. Punti GPS e via, per oggi basta. Il tempo è dalla nostra ora ed un timido sole lascia presagire una giornata calda per l’indomani.

11 agosto

Di buon mattino si ritorna a Stouros, io e Max iniziamo a trasportare i materiali dalla macchina alla prima grotta chiamata SZ6, circa 45 minuti di strada su e giù, poi scopriremo che le mucche servono anche per segnare i sentieri che portano dritti dritti dove si aprono le grotte, che fenomeni! Gli altri si dirigono verso i vuoti intravisti ieri, circa un’ora dalla macchina, in linea con il SZ6, mentre Papo si dedica alle riprese video e alle battute di zona. Armiamo e scendiamo la prima cavità trovata, fiduciosi e con tanta voglia di vuoto sotto ai piedi ci portiamo un sacco, anzi due di materiale. Un bellissimo pozzo pulito, levigato, “pronto ingresso” che scende perfettamente fino al fondo. 50m di…”ara che bel, scendi ancora..dai dai …” che però ahimè finiscono nel solito fondo intasato dai detriti. Va be’, guardiamo meglio ogni fessura per essere sicuri, niente. Rileviamo, facciamo le foto e andiamo su, peccato. Tutto sommato si ritorna volentieri al calduccio, le grotte lì hanno una temperatura attorno agli 8-10°C. Edo scende e rileva le altre trovate sempre nella stessa zona, mentre Marina si occupa della logistica esterna e Papo si dedica alle riprese video e ad altre battute di zona. Anche queste cavità presentano lo stesso andamento verticale e finiscono dopo 30-40m. Ormai pensavamo


SZ6


Ingresso della grotta SZ8

di aver capito la morfologia e lo sviluppo degli ipogei della zona., eppure le uniche due grotte finora segnalate arrivavano a 200m e forse anche continuavano…
Comunque il nostro scopo era quello di esplorare e documentare la zona riuscendo a  cogliere più informazioni possibili, non di trovare il mega abisso, però se c’era saremmo ritornati a casa tutti più contenti! Lavoro ce n’era da fare e così, vista la lontananza del campo base dall’altopiano e per essere di buon mattino sul posto, dopo due giorni di fuoristrada con la povera Panda, abbiamo optato, per l’indomani, di organizzare un campo avanzato in quota in un simpatico avvallamento.
Alla sera, ci si trovava a casa di Manolis a raccontare la nostra attività del giorno davanti ad una buona tazza di caffè rigorosamente alla greca, lui purtroppo durante il giorno lavorava e non poteva essere fisicamente presente sul campo. Il suo aiuto però è stato fondamentale per la buona riuscita della spedizione.  Alla sera, poi i rilievi venivano elaborati subito al computer ed organizzato il lavoro per il giorno successivo.

12-13-14 agosto

Partenza di buon mattino, oggi si fa il campo avanzato. Dopo aver fatto la spesa, aver preso le taniche per l’acqua gentilmente prestate da Manolis, via di nuovo sballottati lungo la strada ormai famigliare. I materiali necessari per una prima esplorazione e le attrezzature personali erano stati nascosti  in punti strategici dell’altopiano a seconda della zona di lavoro decisa da ciascuna squadra, in modo da fare le battute di zona leggeri e spostare eventualmente il materiale quando si era sicuri di aver trovato qualcosa di interessante, dopo, se la grotta continuava si andavano a prendere le altre corde e necessario in una zona comune accessibile alle due squadre, un po’ stile hymalaiano ed ha funzionato. Dopo aver messo le taniche piene d’acqua, i viveri e le tende in un posto sicuro all’ombra, sicuro dalle mucche, in quanto, a parte i pastori albanesi, veramente delle brave persone, non c’era nessun altro, siamo partiti alla volta di una mega battuta di zona dividendosi in tre gruppi, io e Max, Edo e Marina ed il Papo solitario. Avevamo deciso di spingersi fino al bordo del Vikos Gorge ed ognuno avrebbe percorso un pezzo in linea con il bordo e all’interno di circa cento metri, segnando con il GPS dei punti lungo il percorso in modo da non tornare altre volte, era veramente difficile sapere esattamente dove si era passati senza un riferimento.

 


La parte finale del Vikos Gorge vista dall’altopiano di Stouros


Ingresso della grotta SZ12

Il clima secco e ventilato per fortuna non ci faceva sudare tanto, però seppur volenterosi, nelle ore più calde era impossibile avanzare tra quella pietraia tanto da appiattirsi sotto ai massi o sotto qualche raro albero messo lì per grazia divina!
Il campo avanzato era in un posto idilliaco, in una valletta verde con le mucche attorno, tranquillo, asciutto, silenzio. Il tramonto su Astraka infonde calma, riflessione. Intanto che Papo vantava la sua abbronzatura a strisce, Max cercava di far funzionare il fornelletto a gas, mentre Marina e Edo avevano scoperto che lo sterco di mucca bruciava alla grande, così in poco tempo vicino alle tende si poteva ammirare un magnifico cumulo di m….pronta all’uso! In effetti alla sera non faceva poi tanto caldo.

 


Il primo campo avanzato


La bella Marina assiste al fuocherello…

Ritirati nelle tende, mille pensieri invadevano le nostre menti, emozioni, speranze, il giorno dopo ci attendeva un’altra battuta di zona e la discesa delle altre due cavità trovate.

Grazie al risveglio dei placidi bovini al pascolo, ci incamminiamo di buon mattino per raggiungere le zone operative e dividerci un’altra volta. Sempre lungo il Vikos, sempre arrampicate e saliscendi,  perlustrando ogni minima frattura che da lontano lasci presagire chissà quali vuoti, ogni dolina piccola o grande non sfugge all’occhio vigile dello speleo…ma quando mai! In quel punto saremmo passati più di una volta eppure ad un tratto Max nota uno strana pianta rampicante in mezzo alle rocce che attorniano una dolina…”Guarda tutto quel verde, sai strano, va veder…” . Mollo lo zaino e mi precipito verso il caprifoglio (era lui la strana pianta verde),

 


Un china detritica che incrocia l’attacco del terzo pozzo della SZ9


La strettoia finale

 

per fortuna ho sondato con il bastoncino prima di mettere i piedi sopra al vegetale…vuoto! Comincio a togliere il povero caprifoglio e fare un po’ di luce…effettivamente un bel pozzo diviso da un masso all’entrata! Evviva….però sarà il solito 50m e fine. Abbiamo giusto giusto una 50 e qualche attacco, dai andiamo…promette bene però, c’è anche aria…scendiamo, scendiamo..ma, continua..un meandro, un altro saltino…un altro meandro…un altro pozzo! Finalmente
una bella grotta articolata, con concrezioni, due salette e qualche resto di animale caduto, ahimè, nell’intento di brucare la tenera erbetta dell’ingresso. Naturalmente oggi non abbiamo il materiale sufficiente per scendere, decidiamo di fare il rilievo fin dove eravamo arrivati e prendere qualche fotografie, così l’indomani dobbiamo “solo” esplorare. Si ritorna con i rinforzi e con Papo provetto cameraman, che al grido di “ara che figo” documenta perfettamente l’esplorazione della grotta SZ9. Ancora altri due bellissimi pozzi larghi, levigati con intrusioni di selce, veramente interessanti….e poi …una saletta discendente….e una strettoia in basso…minuscola…nooo, resto solo in tuta e provo ad infilarmi, effettivamente ci passo, non vedo niente però c’è un’aria, ma un’aria da ENE Bora!

 


La partenza del secondo pozzo

Il rumore è spaventoso, sembra una cascata d’acqua, ma è aria, “poli aera” come dice Manolis! Tutti e tre guardiamo la fessura e assaporiamo il vento freddo sul viso con un po’ di rammarico, sapendo che c’è qualcosa là dietro, ma cosa provoca tutta quell’aria? Una finestra sul Vikos? Passaggi talmente stretti da far “gridare” le fessure? Oppure questa è un’entrata alta di un sistema che si sviluppa più in basso? Eh, belle domande, per il momento salutiamo la nostra SZ9 e andiamo a raccontare tutto a Edo e Marina, sarà lavoro per l’anno prossimo. Entusiasti di questa nuova scoperta, decidiamo di scendere al campo base a Vradeto e andare a cena nella mitica trattoria della vecchietta, non prima di essersi fermati  a salutare Elena, anche lei del gruppo S.EL.A.S., nel suo delizioso negozio di bigiotteria, sempre premurosa verso ogni nostra richiesta . Avevamo detto a Manolis di prenotare il pasto e la signora ha chiamato perfino un cuoco per noi, lascio immaginare quanto abbiamo mangiato, con un servizio e qualità  impeccabili, il tutto condito dalla simpatica ospitalità greca.
Il giorno successivo avevamo optato per una bella gita ad Astraka, con l’intento anche di battere un po’ zona per eventuali campi futuri.

15 agosto

Gita premio ad Astraka fino al lago Drakolimni, Papo per il ritorno opterà per la via più lunga che porta fino a Vradeto. Tornerà viola ma contento!

 


Il lago Drakolimni, a destra il Monte Gamil


Gli altopiani di Astraka, qui si apre Provatina, una delle grotte più fonde, in questa regione, -500m.

E alla sera tutti alla festa nel paese di Dilofo, invitati ovviamente da Manolis! Musica canti, balli e tanta birra! I greci sono incredibili, mi ricordava tanto il film “Il mio grosso grasso matrimonio greco”, riescono a ballare tutta la sera le danze popolari al ritmo del buzuki. Le persone più anziane si ricordavano ancora la guerra e gli italiani…”ah italiano greco una faccia una razza”. Saremmo state una cinquantina di persone, di solito Dilofo conta dodici abitanti in estate e quattro in inverno.

16-17 agosto

Partenza di Edo e Marina verso le meritate ferie. Max, Papo ed io  insistiamo per un altro campo avanzato a Stouros, molto più spartano: solo amache e sacchi a pelo. Abbiamo trovato ancora due entrate da controllare però le lasciamo per l’anno prossimo, siamo ormai stanchi e Papo l’indomani deve partire alla volta di Igoumenitsa e dell’Italia. Per cui salutati per quest’anno i pastori albanesi, diamo l’arrivederci al nostro altopiano con ancora negli orecchi il suono dell’aria dell’ultima grotta esplorata.

18 agosto

Fine della spedizione. Papo ormai è sulla rotta di casa. Baci e abbracci con Manolis, Elena gli abitanti di Vradeto. Pulizia generale della casetta e via alla volta di Atene, pronti per immergesi nel caos della capitale dopo giorni di idilliaco paradiso.

 

Conclusioni:

· 6 grotte esplorate e rilevate, di cui una ancora in fase di esplorazione
· 4 ingressi trovati e non ancora scesi


Un ringraziamento ai partecipanti per la professionalità e l’amicizia dimostrata durante tutta la spedizione : Alberti Paolo (Papo), Gobet Edoardo (Edo), Novel Marina, Razzuoli Massimo(Max). In particolare ringrazio Papo per aver messo a disposizione la sua autovettura senza la quale il trasporto materiali e persone non sarebbe stato possibile. Ringrazio anche Manolis Diamantopoulos ed Elena Athini per l’aiuto logistico ed organizzativo e gli abitanti del paese di Vradeto per l’accoglienza dimostrataci.
Alla prossima, Jasas.
Clarissa Brun (Cla)

I rilievi:

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