Tragedia sul Canin 1 – 22.02.2006

Tragedia sul Monte Canin. Muoiono due speleologi ungheresi investiti da una slavina.


Andrea Paolombi e Piero Rauber alle pagine 2 e 13



Sono un uomo e una donna, facevano parte di una comitiva ungherese. Quattro ancora negli abissi, tre sono già scesi a valle

 

Dramma sul Canin: morti due speleologi

 

Travolti da una valanga. Un compagno resta sotto la neve tre ore ma si salva

 

UDINE. Tanto bello e appassionante è scendere nelle sue viscere, tra le più profonde dell' intero arco alpino, tanto pericoloso è avventurarsi sulle sue pendici, soprattutto quando al ghiaccio sopraggiungono neve fresca e nebbia. E così il massiccio del Canin, in Friuli, ha fatto altre due vittime: sono gli speleologi ungheresi Attila Szabo, di 33 anni, e Anna Erdei, di 30, travolti da una valanga che non ha dato scampo ai due giovani. I loro corpi sono stati recuperati ieri mattina dalle squadre del Soccorso alpino della Guardia di finanza di Cave del Predil. Un terzo ragazzo – Kriston Szi1ard, di 34 anni – è vivo per miracolo, solo perché era qualche passo più in là del fronte nevoso che franando ha travolto tutto e tutti. E' rimasto imprigionato per tre ore nella neve ma alla fine è riuscito a liberarsi e alle prime luci del giorno è stato visto scendere a valle ed è stato subito soccorso.


Altri tre speleologi – che sabato scorso avevano incominciato la discesa nell’abisso Gortani unitamente ad altri sette colleghi, tutti ungheresi – hanno saputo della disgrazia poco dopo usciti dagli anfratti del Canin, una gruviera di canali, forre e grotte che scendono quasi di un chilometro dalla vetta e che ogni anno sono meta preferita di tanti appassionati della montagna e delle escursioni in grotta. Il tempo non era bello. Sull'intera zona era appena passata una perturbazione con neve in abbondanza. Poi il tempo era peggiorato. La temperatura si era alzata e la pioggia aveva preso il sopravvento tirandosi dietro una coltre di nebbia spessa così.

Forse perché poco preparati o perché assolutamente a digiuno della zona – l'ingresso agli anfratti del Bila Pec è un vero e proprio catino – hanno deciso di avventurarsi, cioè di fare ritorno al campo base di Cave del Predil. Una prima slavina, di dimensioni ridotte, li ha investiti verso le 13 di lunedì. Sono però riusciti a riemergere dalle neve e dare subito 1’allarme ad alcuni amici in Ungheria. «Siamo stati sfiorati da una slavina», hanno detto, poi più nulla. Una valanga dalle dimensioni più consistenti – per un fronte di circa 500 metri – li ha travolti probabilmente di lì a pochi attimi. Uno è stato solo sfiorato, gli altri due sono rotolati a valle e per loro non c'è stato più nulla da fare. Sono stati trovati a circa cento metri uno dall'altra.

I soccorsi erano scattati subito ieri pomeriggio. L' amico ungherese che ha ricevuto la telefonata si è messo in contatto con uno speleo triestino che ha attivato le squadre del soccorso del Friuli Venezia Giulia. In zona la nebbia era ancora fitta e così 1' elicottero non è potuto decollare e le squadre non sono potute salire in cima al Canin. Anche perché la zona è particolarmente soggetta a slavine e valanghe. Così tutto è ripreso questa mattina con cani antivalanga e strumentazione elettronica. Prima è stata trovata la ragazza, poi il ragazzo.

Alla stazione della Guardia di Finanza di Sella Nevea , dove i corpi sono stati composti, è stato Kriston, ancora sotto choc, a riconoscerli.

L' attenzione poi è stata dirottata verso gli altri sette speleo ancora in grotta. Tre sono usciti poco dopo mezzogiorno di ieri quando in zona c'erano ancora le squadre del soccorso in azione. Sono stati subito trasportati alla caserma della guardia di Finanza di Sella Nevea dove hanno potuto rendersi conto della tragedia. Gli altri quattro compagni sono ancora sotto il Canin. Ignari di tutto.

Le squadre del soccorso hanno apposto un cartello all'uscita della grotta per avvisarli di non proseguire e di telefonare appena in superficie. La loro risalita, secondo quanto hanno detto gli altri componenti il gruppo, è prevista per venerdì.

Un anno fa, nel febbraio del 2005, 25 speleologi ungheresi erano rimasti intrappolati nell'abisso sempre a causa del maltempo. Per loro si temette il peggio, poi solo tanta paura. Tre però trascorsero una sera all'addiaccio a dieci gradi sotto zero.

 


Uomini del soccorso alpino e forze dell'ordine ai piedi del Canin



In alto, la salma di uno dei due speleologi ungheresi mentre viene caricata sul carro funebre e, in basso, un momento delle operazioni di soccorso (Fotocronaca Anteprima)


Da “Il Piccolo” – 22 febbraio 2006

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