Abisso di trebiciano – 23.02.2008

Visita all’Abisso di Trebiciano

La mia prima volta in una grotta

di Sara Lo Iacono

 

Il giorno 23 febbraio il mio papà ed io siamo andati, con un gruppo di amici, dentro la grotta chiamata l’Abisso di Trebiciano.

Era piuttosto umido e le pareti erano piene di fango e acqua, così come pure sulle scale.

tutto a mamma che ci aspettava.Ho provato l’emozione dell’avventura ma anche tanta stanchezza.

La cosa che mi è piaciuta di più è stata la spiaggia (che strano sotto terra!) dove abbiamo anche mangiato, e il fiume Timavo, anche se è molto freddo.

Massimo, uno dei nostri amici, ha pure bucato il canotto perché si è appoggiato alla roccia.

Al ritorno papà e Massimo si fermavano perché erano stanchi, mentre io dopo cinque secondi di pausa volevo subito ripartire! Alla fine, dopo due ore di risalita: … “finalmente fuori!”. Ci siamo tolti le imbragature ed abbiamo mangiato il panettone tutti assieme.

Alla fine della giornata, stanchi ma contenti per l’esperinza particolare e insolita, siamo ritornati a casa a raccontare tutto a mamma che ci aspettava.


 

La mia prima volta in una grotta

di Davide Lo Iacono

 

Mia figlia Sara ed io appena arrivati all’appuntamento ci siamo presentati ad un gruppo di ragazzi di cui due con molta esperienza ed una ragazza, Clarissa, speleologa professionista nell’esplorazione delle grotte. Infatti ha tirato fuori dalla sua macchima di tutto e di più: caschi, imbracature, lampadine ed infine anche un canotto.

Noi avevamo portato solo da magiare.

Il primo passo è stata la preparazione con le imbracature (Clarissa ci ha spiegato cosa dovevamo fare per la messa in massim asicurezza).

E così, dopo due ore di preparativi ci siamo avviati verso l’entrata.

Quando uno va in grotta pensa di entrare in un buco nel muro (tipo una grande porta), invece era una botola sul pavimento, coperta da un pannello di ferro che si apriva con una chiave fatta apposta.

Entrata emozionante: si andava giù!

Eravamo in nove persone e ci siamo suddivisi in tre gruppi da tre persone ciascuno.

Il mio gruppo è entrato per ultimo. Ero molto preoccupato perché con me c’era Sara che ha 10 anni ed anche per lei era la sua prima volta.

Era tutto buio, le scale in ferro. Il foro di entrata non arrivava a un metro di circonferenza, ogni volta che andavamo giù ci agganciavamo alle corde di acciaio perché nelle nostre imbracature avevamo due moschettoni, di cui uno doveva sempre essere agganciato al cavo guida (quando passavamo da una scala all’altra).

Dovevamo scendere per 343 metri e abbiamo impiegato 2 ore per raggiungere la meta.

Scendendo ci hanno raccontato che le persone che hanno iniziato ad aprire questo tracciato andavano giù con scale di legno fissando nella roccia delle barre di ferro che sono ancora visibili ed in buono stato.

Quando siamo arrivati giù abbiamo trovato una montagna di sabbia dove, facendo una sosta, abbiamo pranzato.

Dopo siamo andati ancora più giù dove si trova il Timavo.

Nel frattempo che mangiavamo, uno dei ragazzi ha preparato il canotto e così abbiamo fatto anche questa esperienza, stando sempre molto attenti perché ci potevano essere dei gorghi.

Personalmente non sono stato molto fortunato perché al momento del mio turno Massimo, il ragazzo che ci accompagnava (per altro bravissimo) ha forato il canotto. Questo è il motivo per cui vorrei ritornare.

Le ore passavano ed era il momento di risalire. Ero sempre più preoccupato per Sara perché la salita si presentava molto dura, ma lei si è rivelata una bambina molto attenta sia nella sicurezza che nel salire tutte quelle scale. Infatti i ragazzi le hanno fatto i complimenti perché è stata bravissima.

In conclusione posso dire che è stata un’esperienza bellissima ed emozionante e come prima volta siamo stati anche così bravi che per risalire ci abbiamo impiegato solamente 2 ore!

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